LA MUSICA TRA RIFLESSIONE E PAESAGGIO INTERIORE

La musica non muore con la fine del suo ascolto, quando l’ultima nota si spegne nel silenzio. Il pensiero e il ricordo non lo permettono, dando modo all’ascoltatore di ascoltare interiormente ciò che in precedenza ha ascoltato fisicamente. Un ascolto che si fa necessariamente riflessione, indagine speculativa ed estetica, in quanto il mondo dei suoni va a stimolare il mondo delle parole e delle immagini. Ecco perché l’arte musicale non dovrebbe mai essere disgiunta da quella della pittura e della letteratura, come ci hanno insegnato alcuni periodi della storia culturale occidentale, attraverso l’Umanesimo e il Rinascimento, così come il Barocco e il Romanticismo, o ancora la ferrea e affascinante liaison che lega musica, parola e segno nelle avanguardie del primo Novecento.

Saper ascoltare, in fondo, significa saper gestire e sfruttare vari piani di ascolto, in quanto la musica continua a esistere e a manifestarsi in qualsiasi forma e modo dopo il suo ascolto, poiché l’ascolto è rappresentazione stessa dell’uomo e dove l’uomo è, là vi è anche ascolto. Ci sono composizioni, poi, che fanno in modo di indurre a una riflessione profonda e partecipe colui che le ascolta, a cominciare dall’universo bachiano, il cui articolarsi sonoro è fonte di un’inesauribile ricerca esistenziale, mettendo l’uomo di fronte a territori escatologici dai quali non può esimersi dal porsi domande che non necessitano di una risposta, in quanto il loro affiorarsi è già risposta data la nostra relatività.

Ma per pensare e immaginare la musica (anche se gli epigoni di Hanslick potranno inorridire di fronte a tale espressione) non c’è bisogno di rivolgersi a vette quasi inaccessibili, come nel caso di Bach, o a profondità abissali, come nell’arte beethoveniana, ma è sufficiente individuare altre composizioni che, scevre da strutture complesse, possono instillare riflessioni e visioni che vanno a collimarsi con quello che siamo interiormente, dando vita a proiezioni e a sensazioni che appartengono esclusivamente a chi le crea, poiché il mistero della creazione musicale è anche foriero di un altrettanto mistero, quello della ri-creazione stessa dell’atto artistico in chi lo ascolta e lo pensa.

E una registrazione che in tal senso può dare vita a questo tipo di processo riflessivo/immaginativo è quella presa in oggetto in questa recensione, con il Nuovo Trio Parsifal (composto da Anna Paola Milea al pianoforte, Patrizia De Carlo al violino ed Emilia Slugocka al violoncello) che ha voluto incidere otto brani scritti da sette compositori in un arco di tempo concentrato tra il XIX secolo e il presente, pezzi capaci di andare a formare, per via delle loro peculiarità espressive e melodiche, altrettanti quadri interiori fatti di pensieri, emozioni e sensazioni tali da dare vita a quello che è il titolo del disco, ossia a dei Invisible Landscapes, dei “paesaggi invisibili”, dove per invisibilità si deve intendere una suprema intangibilità, tale è la loro rarefazione, la loro impalpabilità espressa dal triangolo equilatero cameristico dato da pianoforte, violino e violoncello.

Il disco prende avvio con due composizioni della musicista francese Mélanie Bonis (conosciuta con il nome di Mel per nascondere il fatto di essere una donna), autrice di uno sterminato catalogo a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima di quello successivo, ossia Soir e Matin, come a dire la fine che si rigenera nel principio, in un alternarsi continuo, un inestricabile anello di Moebius che si fa suono, in cui tenebre e luce si compenetrano, così come l’energia pulsante dei pensieri possono sperdersi in molteplici rivoli che si nutrono di melodie e di temi che trovano rifugio nella mente di chi ascolta. Un’altra compositrice, con ben altra fama e importanza, è Lili Boulanger, raffinata musicista e sorella minore di Nadia Boulanger, la leggendaria didatta presso la quale si sono formati plotoni di autori e interpreti provenienti da ogni parte del mondo nei primi decenni del Novecento. Si parla di Lili Boulanger e si evoca il sapore della morte, morte che colse la compositrice francese a nemmeno venticinque anni, portata via da una tubercolosi intestinale, la cui essenza dissolutrice trova spazio anche nell’opera proposta dal trio, D’un matin de printemps, nato come poema sinfonico nei suoi ultimi due anni di vita e poi trasposto in chiave cameristica. Un brano in cui la voglia di vivere cerca di ribellarsi, di trovare ancora la forza di opporsi al richiamo ineluttabile della morte, in larvate dissonanze che trasmettono l’energia di chi vuole ancora alzare il corpo malato dal letto, per poi ricadere inerme, un’immagine che sembra riecheggiare simbolicamente l’Allegro vivace della Sinfonia Patetica di Čajkovskij, che precede l’ultimo tempo, quella marcia funebre singhiozzante che è l’Adagio lamentoso. Andante o uno dei più celebri dipinti di Edvard Munch, La fanciulla malata, che mostra gli ultimi istanti di vita di una bambina minata dalla tubercolosi, che cerca ancora di parlare alla madre, ultimo atto di amore verso la vita.

Il Trio in mi bemolle maggiore “per organo” di Lorenzo Perosi si trasforma nella trascrizione per violino, violoncello e pianoforte effettuata da Andrea Montepaone in una pagina la cui malinconia si rende manifesta fin dal titolo crepuscolare de La luce di settembre, mentre è Anna Paola Milea a trascrivere per il trio con pianoforte una delle pagine pianistiche più celebri del giovane Debussy, Rêverie, uno dei tributi che il compositore francese diede al culto delle tenebre, un pastello offuscato, in cui sensualità e malinconia si coniugano in uno spleen irresistibile che può sedurre come il bacio dato da un vampiro, anche grazie al cesello timbrico manifestato da questa trascrizione. L’Elegia di Josef Suk è uno dei tanti modi in cui la musica ha cercato di rappresentare colui che non c’è più, colui che la morte ha strappato alle persone care, consegnandolo di fatto al mondo dei ricordi, che in questo caso riguarda un amico del grande musicista ceco, lo scrittore Julius Zeyer. Il suono, acusticamente, è fatto della stessa materia del ricordo, poiché diviene evanescente fino a scomparire per poi riapparire improvvisamente, visioni pulsanti che portano l’ascoltatore a vedere (questa è la forma verbale più precisa) nella musica una catalizzatrice di continue evocazioni, in cui i ricordi si affacciano continuamente, ri-presentando coloro che ci precedono lungo il sentiero dello scomparire.

Il nucleo primario di questa registrazione è dato indubbiamente da una pagina giovanile di Rachmaninov, il Trio Elegiaco n. 1, che il musicista russo compose nel gennaio del 1892, quando non aveva ancora compiuto vent’anni. Ascoltando quest’opera, dolente, rarefatta, ritmata da una vuota sofferenza, ci si chiede inevitabilmente che cosa provocò in un compositore poco più che adolescente un tale abisso esistenziale, un precipitare al rallentatore, cercando con lo sguardo il cielo con la speranza di poterlo raggiungere almeno con gli occhi e con la forza delle note e degli accordi, con una dolente marcia funebre che accompagna mestamente il fluire finale del suono. Il disco si conclude con Il canto del vento, una pagina composta da Andrea Montepaone, la cui formazione di compositore per il cinema e la televisione si evidenzia con una scrittura contraddistinta da un susseguirsi di melodie a “presa rapida”, tipica di quelle musiche che devono “accelerare” il coinvolgimento dello spettatore nel corso della proiezione delle immagini.

Soltanto un trio composto da sole artiste avrebbe potuto rendere al meglio, dietro l’appassionato e delicato equilibrio timbrico di queste esecuzioni, il messaggio, il denominatore comune, l’obiettivo di questo disco “programmatico”, una scelta che spesso e volentieri si ritorce contro chi lo porta avanti, snaturando l’essenza intima di quanto interpretato con lo scopo di forzarne la natura per indirizzarla verso il messaggio proposto. Qui, per fortuna, non accade, in quanto le tre interpreti, unite da una profonda sensibilità emotiva e artistica, non solo salvaguardano il DNA di ogni brano (almeno di quelli che già conoscevo, al di là del pezzo di Montepaone e della sua trascrizione perosiana che ho ascoltato per la prima volta, così come la trascrizione di Rêverie), ma riescono anche a trasmettere l’idea del ricordo, della morte, delle tenebre, di quel «Non amo che le rose che non colsi», quel sentore che solo la musica, quando resa con la dovuta attenzione e il dovuto rispetto, riesce a comunicare.

Andrea Bedetti
MusicVoice 16 novembre 2018


Non è il solito progetto discografico quello proposto dal Nuovo Trio Parsifal (violino, violoncello e pianoforte). Nel disco prodotto dalla BAM troviamo infatti 8 tracce che vogliono raccontare un’emozione: quella della musica che si fa immagine e immaginazione. I “paesaggi invisibili” del titolo sono dunque quelli che il potere evocativo della musica puo’ generare nei piu’ attenti e sensibili ascoltatori. Il programma si apre con due rarissimi ascolti, “Soir” e “Matin”: si tratta di due composizioni originali di Mel Bonis (1858-1937), compositrice francese che fu allieva di Cesar Franck e che oggi quasi nessuno piu’ ricorda. Complimenti al Trio per aver scelto di aprire con queste due gemme alle quali segue un’altra compositrice francese, questa volta Lili Boulanger, sorella della piu’ nota compositrice e pedagoga Nadia. “D’un matin de printemps” è una composizione dal forte impatto che guarda, e non poco, all’esperienza di Debussy e Ravel. Ma c’è spazio anche per l’Italia in questo viaggio musicale. La troviamo nel brano “luce di settembre” di Lorenzo Perosi (1872 – 1956) e nella composizione che chiude il cd, “Il canto del vento” del contemporaneo Andrea Montepaone, che basa le sue suggestioni sonore sui versi di Edgar Lee Masters (1868-1950). Non mancano alcuni brani della tradizione per cosi’ dire piu’ “classica” come “Reverie” di Debussy, “Elegia” op. 23 di Suk e il “Trio Elegiaco n.1” in sol minore di Rachmaninov, quest’ultimo vero capolavoro del genere per questa formazione. Un disco speciale, importante, registrato molto bene con un’ampia resa sonora e un perfetto bilanciamento fra i tre strumenti, qui suonati magnificamente da Anna Paola Milea al pianoforte, Patrizia De Carlo al violino ed Emilia Slugocka al violoncello. Un progetto originale per una musica che non sembra avere limitazioni di spazio e tempo, per un “immaginario paesaggio” sonoro, e non solo.

Gabriele Formenti
CdClassico.com 29 settembre 2018



Three world-renowned musical talents, who came all the way from Italy, gave a live performance of classical music on June 3. They were Barbara Castelli (violin), Laura Pierazzuoli (cello), and Anna Paola Milea (piano).

Inside Track
Saturday, July 11, 2009

 

 

 

 

 

 


They play with such great temperament and fantasy that left the few in the house who appreciate the uniqueness and beauty of this classical music gasping for breath and stood rooted in standing ovation for more than three minutes for the group after their heartwarming performance.

Jerry Adesewo
Wednesday, June 10, 2009


Entertaining guests on day three of the celebrations were the group, Nuovo Trio Parsifal of Barbara Castelli, violin Laura Pierazzuoli cello and Anna Paola Milea, piano who gave a most astounding musical concert overwhelming the guests present.

Adie Vanessa Offiong
Weekly Trust


“…A lungo applaudite per la bravura di ognuna, l’intesa di tutte, la scelta coraggiosa di un repertorio molto speciale, le tre artiste hanno alla fine salutato gli ‘Amici’ con un bis…”

Augusta F. Cardinali
Voce della Vallesina 4 Febbraio 2007


Se si potesse immaginare un felice accostamento di due lavori per trio, in nessun caso si raggiungerebbe il livello di coesione musicale che nasce fra il Trio in sol minore op.15 di B. Smetana e lo splendido lavoro di D. Sciostakovic.
Il programma presentato dal Nuovo Trio Parsifal (Barbara Castelli, violino – Laura Pierazzuoli, violoncello – Anna Paola Milea, pianoforte) l’11 aprile 2006 presso la sala concerti “G. Scopelliti” del Conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria, nell’ambito della stagione concertistica organizzata dal Centro Teatro Studio Lorenzo Calogero, ha compreso, puntualmente, i brani su citati non disattendendo, quindi, i gusti più esigenti delle orecchie più attente o i palati più raffinati.
Ottimo il livello di esecuzione sia dei singoli componenti che dell’insieme. Il Nuovo Trio Parsifal si contraddistingue, in effetti, per una splendida resa sonora che sottolinea il grosso lavoro di concertazione.
Anche i passi più complessi, a livello strumentale, non hanno impedito alle tre musiciste di ricercare quell’unità stilistica che da sempre è terreno ostico per tutti i trii. Lodevole l’abilità della violoncellista negli armonici iniziali del trio op.67 di Sciostakovic . Altrettanto merito va alla pianista Anna Paola Milea nell’aver bilanciato in maniera così efficace le sonorità più accese del trio di Smetana senza oscurare il lavoro del violoncello e della violinista, alla quale vanno tutti i migliori complimenti per il temperamento altamente drammatico che emergeva dalla cadenza iniziale del brano.

Giampiero Locatelli
Musica e Scuola Luglio/Agosto 2006


Il 6 Novembre scorso si è inaugurata la IV Stagione Concertistica Città di Cecina.
Un nuovo importante appuntamento rivolto a tutti coloro che nella musica trovano un riferimento culturale e sociale, un appuntamento che non poteva iniziare se non con uno dei migliori trii italiani: il Nuovo Trio Parsifal (Barbara Castelli, violino – Laura Pierazzuoli, violoncello – Anna Paola Milea, pianoforte).

Il programma, che prevedeva musiche di F.X. Scharwenka e A. Piazzolla, è stato solo un pretesto per ascoltare ciò che effettivamente il trio è capace di dare: una sensazione unica, una sensibilità musicale che il trio riesce a trasmettere anche nelle pause scritte, anche nei silenzi che la partitura esige. Erano diversi anni che non ascoltavo un gruppo da camera che fosse all’altezza di un compito così arduo. La Sala, stracolma di spettatori, non ha mai perso la tensione né la concentrazione, neanche nell’ascolto di Franz Xaver Scharwenka, autore misconosciuto, per non dire sconosciuto da molti ed erroneamente ignorato da tanti addetti ai lavori. Il Trio in La minore op. 45,assolutamente complesso strutturalmente e tecnicamente, ha dato il giusto pathos per introdurre una seconda parte tutta dedicata al maestro argentino Astor Piazzolla con l’esecuzione de Les Cuatro Estaciones Porteñas.
Le tre musiciste coesistono,dialogano senza cadere nella perversa quanto accademica regola del “domanda” e “risposta”; per loro il linguaggio musicale è naturale, suono e gesto si intersecano perfettamente in una esecuzione musicale che diviene, nel concetto più alto, anche“scena”. Per non parlare della complicità che unisce le componenti del trio, una complicità volutamente e giustamente messa al servizio proprio di quella che loro amano definire “ricerca”. E’ un termine, quest’ultimo, di cui si sente parlare spesso a sproposito da musicisti mediocri, speranzosi di guadagnare un granello in più di notorietà. Da un trio come il Parsifal essi potranno prendere sicuramente spunto per reinterpretare il loro concetto di“ricerca”. Una ricerca intesa come studio accurato ed analisi approfondita di un’opera, un autore, un repertorio, è ben altra cosa, è cosa ben più seria.Essa è paradossalmente la parte conclusiva della prassi esecutiva e non il contrario, poiché rappresenta il fine ultimo di una capacità di interpretare, di una consapevolezza del vero equilibrio timbrico e di un desiderio incolmabile di esplorare, in senso orizzontale e verticale, il linguaggio musicale e la “parola” che sta dietro ad ogni nota, suono, respiro.
Questo è ciò che il Trio ha saputo regalare anche nel bis offerto al pubblico cecinese: la sbalorditiva esecuzione della milonga Oblivion ha rivisitato perfettamente i paesaggi e gli idiomi tipicamente descritti da Astor Piazzolla.

Diego Terreni


….Nel Cilea del Trio in re maggiore, scritto nel 1886, si respira un’atmosfera a volte malinconica ed a tratti operistica, segno della veste sperimentale che probabilmente rivestì l’opera per il compositore palmese. La morbidezza delle frasi musicali è condotta dalle musiciste con grande naturalezza, riuscendo a trasportare il discorso musicale con grande slancio nell’Allegro sostenuto e nel successivo Scherzo Presto, regalando così all’Andante molto espressivo un’eleganza sottile che smentisce la tesi affrettata degli studiosi che etichettano come scolastica questa opera giovanile di Cilea. (…)
Le sonorità ricercate sono questa volta trasparenti, di una ingenua nitidezza e ben focalizzano i tanti spunti melodici che caratterizzano questa singolare composizione di Debussy. (…)
Delicatissima è …nella Primavera Porteña la sezione dedicata al violino, mentre nel Verano Porteño il violoncello sembra cullare con calore la melodia assieme al pianoforte in modo sempre più coinvolgente.
Energico ed efficace il piglio conferito all’Inverno Porteño, denso della passionalità folcloristica argentina.(…)
L’alternarsi degli stati d’animo è risultato di una bella e coerente interpretazione, il Nuovo Trio Parsifal rivela nella vitalità di alcuni passaggi un canto struggente ed intenso, filo conduttore in tutto il pezzo diventa la caratterizzazione dei contrasti. Anche i bis sono affidati a Piazzolla ed il celeberrimo Libertango evidenzia la grande attenzione del compositore verso questa forma musicale dove ritmica e colori regalano al Tango un nuovo spazio, sfogo di una musicalità sentita.Incisiva l’interpretazione e ben focalizzato l’io passionale del compositore.

Musica e Scuola
15 febbraio 2005


Nell’ambito della stagione concertistica 2004 del Centro Teatro Studio “ L. Calogero” si è tenuto nel Teatro Aurora di Reggio Calabria il concerto del “ Nuovo Trio Parsifal” composto da Barbara Castelli (violino), Laura Pierazzuoli (violoncello)e Anna Paola Milea (pianoforte).
Bravissime le tre giovani musiciste del Trio che, fondato nel 2001, riscuote da allora un notevole successo di pubblico e un unanime consenso di critica sia in Italia che all’estero, proponendo programmi inediti e originali volti alla riscoperta di musicisti ingiustamente dimenticati ed anche alla riproposta di brani poco eseguiti di compositori noti.
E’ questo il caso del programma di questa stagione: due trii ‘dimenticati’ di F. Cilea e C. Debussy e la versione per trio delle ‘quattro stagioni portene’ di A. Piazzolla. (…)
Pregevole l’interpretazione delle tre musiciste che ben ne hanno saputo evidenziare la limpidezza melodica e armonica tipicamente francese contrapponendola all’impeto appassionato del romanticismo tedesco.
Ad ulteriore prova della versatilità esecutiva del ‘Nuovo Trio Parsifal’ le ‘Cuatro Estaciones Portenas’ di Astor Piazzolla (1921-1992) nelle quali le tre concertiste hanno mirabilmente dimostrato la loro compiuta assimilazione-rara in musicisti europei- della cultura musicale rioplatense che, se pur perfezionata con il maestro argentino Hugo Aisemberg, testimonia un’ apertura a schemi esecutivi provenienti da linguaggi diversi e molto lontani dalla tradizione interpretativa di formazione “classica”. (…)
Il bellissimo e applauditissimo concerto si è concluso con doppio bis : due tanghi di A. Piazzolla, Oblivion e Libertango.
Infine, non sappiamo se ammirare di più la versatilità nel trattare ambiti musicali differenti e lontani, la novità e l’interesse “musicologico” nella presentazione di programmi inediti ed originali o piuttosto l’alto livello interpretativo unito alla mirabile capacità di “insieme” delle tre artiste.

di Francesca Turano
Sistema Italia n°19 – gennaio 2005.
www.magnagrecia.gr


“…Each musician is a virtuoso of her own instrument but they blended together so well yet allowed each other the space to shine. The Debussy Trio in sol Maggiore was simply magical and beautifully realised by these fine players. The Piazzolla work Las Cuatro Estaciones Portenas had the quality of a film score about it. It was full of fire and passion and yet haunting and mysterious ay the same time…
The Nuovo Trio Parsifal deserve a wider audience in the UK…”

Brenda Kean
www.music-reviews.co.uk


Si è tenuto il 22 novembre 2004, presso il cinema “Aurora”di Reggio Calabria, il concerto del Nuovo Trio Parsifal.
Fondato da appena tre anni da Anna Paola Milea (pianoforte), Barbara Castelli (violino) e Laura Pierazzuoli (violoncello), questo nuovo trio tinto di rosa ha già largamente fatto parlare di sé in Italia e all’estero riscuotendo unanimi consensi di pubblico e di critica.
Gusto, eleganza nel fraseggio ,pulizia, cura del suono e dell’interpretazione hanno caratterizzato e dato valore alla prima parte del concerto apertosi con l’esecuzione del Trio in re maggiore di F. Cilea seguito dal Trio in sol maggiore di C. Debussy, entrambi lavori giovanili dei due compositori, fragili nella struttura ma innegabilmente di elevato valore, incorniciati dalla grazia e percorsi da un incessante fremito melodico.
Di tutt’altro genere invece la seconda parte del concerto, dedicata interamente ad Astor Piazzolla con l’impeccabile esecuzione delle Quattro Stagioni. Anche qui, i tre fondamentali supporti del fraseggio musicale: violino, violoncello e pianoforte, hanno magistralmente fatto riemergere da quelle note l’ardore dello spirito argentino a partire dal ritmo, dall’enfasi poderosa, dalla prorompente vitalità di Verano Porteño, dallo stile fugato di Primavera Porteña in cui si cela un’infinita e recondita nostalgia.
Il trio ha decisamente coinvolto il pubblico e dato prova del suo talento trasmettendo la vibrazione originale delle partiture nel pieno rispetto dell’opera piazzolliana.

Gli Amici della Musica
Dicembre 2004


In Schumann il pianoforte ha avuto stile e gli archi limpidezza nella tecnica di emissione, in Cilea l’interpretazione è riuscita, e in Piazzolla c’è stata passione espressiva e vera convinzione”
Nelson Giguens Risso

Sinfonica
Ottobre 2004


E’ risaputo che durante il XIX secolo il grande sviluppo della musica in Italia era concentrato soprattutto nel genere operistico, lasciando in secondo piano creazioni di altre espressioni musicali, in maniera tale che la maggioranza del pubblico ed alcuni autori , se si allontanavano dall’opera si rivolgevano – nell’ambito della musica da camera come nel sinfonico – ai grandi compositori europei, in special modo ai classici e ai romantici tedeschi.
Nella nostra epoca è stato abituale che tanti eccellenti gruppi provenienti dalla penisola – salvo per quanto concerne il periodo barocco o autori contemporanei, tranne casi eccezionali come il quartetto di Verdi – quasi mai offrivano composizioni della propria patria. Per questo si deve ringraziare che, in aggiunta alle proprie virtù interpretative, le ospiti abbiano presentato un’opera del riconosciuto operista Francesco Cilea, che non ricordiamo figurare nel repertorio da camera presentato qui.
Il Trio in Re maggiore di F. Cilea (1866 – 1950) è un’opera del 1886, per di più interessante, nel quale si amalgamano le caratteristiche vigenti in generale nella musica da camera europea dei periodi romantico e postromantico, con il lirismo proprio degli autori italiani. In questo primo ascolto ci ha impressionato come più originale il secondo movimento, con la presenza sempre equilibrata del pianoforte, suonato da un’interprete di indubbia categoria, dimostrata durante tutto il concerto. Quella già menzionata è stata la seconda opera del programma, iniziato con un’esecuzione ben concertata dei “Fantasiestücke op.88” di Robert Schumann, opera in quattro movimenti del 1842, in cui, come in tutta la sua produzione, è presente l’appassionata ispirazione, sensibilità e maturità della struttura compositiva dell’autore tedesco.
In tutta questa prima parte è stato possibile apprezzare la compenetrazione delle artisti ospiti nel loro lavoro di insieme, senza dubbio rigorosamente preparato, così come le condizioni individuali, come quelle già menzionate di Anna Paola Milea al pianoforte. La violinista Castelli si è dimostrata ferma e sicura (…) dal principio alla fine abbiamo trovato una strumentista eccezionale in Laura Pierazzuoli, per la bellezza che ottiene dal violoncello, con squisita delicatezza quando la partitura lo richiede ed invidiabile opulenza sonora che mantiene la sua ammirevole qualità per tutta l’estensione del registro dello strumento.

PERFEZIONE

Quanto già detto è stato confermato nella seconda parte con “Le quattro stagioni” di Astor Piazzolla nella trascrizione per trio di José Bragato, che è risultata un modello di perfezione interpretativa. Non invano queste artiste si sono perfezionate nel repertorio piazzolliano, studiando con un grande specialista – il nostro conosciuto Hugo Aisemberg, maestro e pianista argentino radicato in Italia – ai suoi corsi di perfezionamento “Il tango, Piazzolla e la cultura rioplatense”. I movimenti delle stagioni (autunno – inverno – primavera – estate) “di Buenos Aires” sono stati applauditi con entusiasmo così come il brano dello stesso autore offerto fuori programma (…)
Il Trio Parsifal, con il suo repertorio che va dal classicismo a composizioni contemporanee, sin dalla sua creazione si è esibito trionfalmente in tournées realizzate sia in Europa che in diversi paesi americani. Si tratta si un importante ambasciata culturale con meriti sufficienti per augurarsi visite future.

Espectacular
14.09.2004


ALTO LIVELLO INTERPRETATIVO DEL TRIO ITALIANO PARSIFAL

Nell’attraente e variegato programma con opere da camera di R. Schumann, F. Cilea e A. Piazzolla, le componenti del “Nuovo Trio Parsifal” hanno dato prova di ammirabile compenetrazione congiunta durante il recital presentato dall’Istituto Italiano di Cultura nell’Auditorium Carlos Vaz Ferreira.

IL TRIO FEMMINILE ITALIANO HA REALIZZATO UN IMPORTANTE RECITAL DA CAMERA

E’ risultata altamente positiva la prova del Nuovo Trio Parsifal, di cui fanno parte Barbara Castelli (violino), Laura Pierazzuoli (violoncello) e Anna Paola Milea (pianoforte), presentato dall’Istituto Italiano di Cultura, che ha realizzato un programma dedicato a Schumann, Cilea e Piazzolla all’Auditorium Vaz Ferreira.

di Juan H. Desiderio


Il Trio Parsifal riscalda i cuori con Piazzolla

Si è esibito venerdì scorso nella splendida cornice di Villa Tuscolana a Frascati (…) All’interno della sala Vittorio Emanuele ha veramente dato il meglio di sé (…) Le tre giovani professioniste si sono esibite nelle “Cuatro estaciones portenas” di Astor Piazzolla…

Nuovo Oggi Castelli
04.07.2004


Famoso trío Parsifal de Italia llegó al Perú para ofrecer tres conciertos

Las tres integrantes del Nuovo Trio Parsifal llegaron al Perú, procedentes de Roma, para ofrecer por primera vez conciertos de música clásica en Arequipa y Lima, ciudades que en opinión de la directora del grupo, pianista Anna Paola Milea, tienen un especial aprecio por este arte musical.
Bárbara Castelli, que ha tenido oportunidad de actuar en Sao Paulo y Buenos Aires, explica que el gusto por la música es consecuencia de una educación que se recibe desde la niñez, y que en Italia es muy intensa y permanente.
Desde esta perspectiva, la violencelista Laura Pierazuoli, destacó el especial carácter amigable de los peruanos, demostrado a su arribo a Lima y durante el contacto con diferentes personas.
El Nuovo Trio Parsifal actuará hoy y mañana en Arequipa y el martes 18, a las 7 pm. en el Teatro Raimondi (Alejandro Tirado 274). El programa que ofrecen incluye pieza de Cilea, Schumann y Debussy, entre otros. La entrada es libre.
Las tres integrantes de Parsifal son destacadas profesionales en el campo de la docencia, especialmente en la actividad concertística de Europa en diversas formaciones de cámara de importantes instituciones musicales.”

Peruinforma
15.11.2003


“El sábado 15 de Novièmbre realizó una mas de sus grandes presentaciones en el auditorio de Mariano Melgar de la UNSA, desde nuestro hermano país de Italia al TRIO PARSIFAL con música de cámara.
Al termino de la presentación y luego de que el publico asistiente, que fue muy numeroso, agradecieran con sus aplausos al Trio Parsifal…”

El Pueblo


Altri colori del Romanticismo nelle corde del “Nuovo Trio Parsifal”
di Francesco Storino

Considerato come neanche il mondo della Musica cosiddetta “classica”, purtroppo, sfugga al fenomeno delle “mode”, sarebbe assai semplice parlare di un Trio tutto al femminile in termini di garbo esecutivo, grazia, delicatezza e “glamour” o dire che le belle esecutrici non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi maschi.
Ebbene, il primo grande merito delle tre bravissime componenti del “Nuovo Trio Parsifal” (Barbara Castelli, Violino, Laura Pierazzuoli, Violoncello, Anna Paola Milea, Pianoforte) è stato quello di far dimenticare a noi ascoltatori presenti l’11 maggio al loro concerto per l’A.Gi.Mus. di Fregene (Roma) questa loro caratteristica e a farci concentrare pienamente sui contenuti della loro proposta musicale.
Per fare ciò, le tre esecutrici hanno innanzitutto proposto un programma che sicuramente sfugge ai cliché dei concerti per questa formazione offrendoci in principio una Sonata in Si b Maggiore di Franz Schubert, opera giovanile molto attenta agli stilemi ed all’estetica classica con un occhio particolare a Haydn e Mozart ma già piena di quelle caratteristiche di limpidezza e chiarezza di scrittura che contraddistingueranno tutta la più importante produzione del Maestro.
Qui le interpreti hanno sfoggiato eccellenti capacità d’insieme grazie alla misuratezza del tocco pianistico e alla mirabile intonazione degli archi.
Seguivano i “Phantasiestücke” di Robert Schumann, opera nella quale emergono inquietanti i segni della malattia che porterà l’autore alla pazzia ed alla morte per fame, in particolare nell’ossessività della ripetizione di cellule ritmiche nei movimenti veloci; la struttura del brano non è sempre di carattere cameristico ma spesso si avventura nel solismo (soprattutto nella “Romanza”), creando così un forte contrasto con il precedente brano. Inutile dire che l’esecuzione è stata pienamente all’altezza del compito, soprattutto grazie alla cantabilità tutta italiana delle tre musiciste.
Particolarmente interessante, nella seconda parte del concerto, è stata la riscoperta del “Trio in la minore” op. 45 di X.Y. Scharwenka, misconosciuto rappresentante del romanticismo tedesco, del quale abbiamo apprezzato innanzitutto l’originalità (dote coraggiosa in un’epoca e in una terra che hanno donato alla storia dei veri e propri giganti), supportata da una scrittura della massima solidità compositiva e da un virtuosismo pianistico fuori del comune, pur dovendo rilevare un eccessivo dilungarsi soprattutto nel tempo lento.
Ciò non toglie che sia le qualità del brano che quelle delle esecutrici, nonché l’originalità del programma, siano state ampiamente apprezzate e premiate dal pubblico, che è stato ricambiato con un “bis” piazzolliano.
Per concludere, abbiamo notato dal curriculum del “Nuovo Trio Parsifal” come le tre artiste saranno presto impegnate in numerosi concerti all’estero, cosa che ci ha fatto assai piacere in quanto premia un gruppo assolutamente degno di rappresentare nel Mondo la nostra prestigiosa tradizione musicale.

Musica e Scuola
luglio/agosto 2003


“…le tre brave esecutrici del Nuovo Trio Parsifal (Barbara Castelli – violino, Laura Pierazzuoli – violoncello, Anna Paola Milea – pianoforte), hanno proposto un repertorio davvero interessante. I tre strumenti si sono letteralmente personificati interagendo con passione sulle note di Šostakovic, Rachmaninov e Debussy.”

Musica e Scuola
15 maggio 2002


“Shostakovich, Rachmaninoff, Debussy.
Tre grandi trii, tre mondi sonori, tre filosofie musicali.
Il Nuovo Trio Parsifal.
Una unità di intenti, un equilibrio timbrico, una musicalità vitale, personale ma rispettosa, al servizio della musica vera.
Un Trio degno di un luminoso futuro. Un vero, sincero trio.”

Alberto Pomeranz
pianista, concertista


“Il Nuovo Trio Parsifal nonostante sia di recente formazione, possiede grande maturità, trasparenza di suono, una gamma dinamica e intelligenza musicale che non esito a definire ideali. Anna Paola, Barbara e Laura suonano con grande temperamento e fantasia, pur nel rispetto del testo: Qualità che utilizzerei anche per una maggiore frequentazione del repertorio moderno e contemporaneo (Ives, Martin, Sciarrino ecc.)”

Franco Mezzena
violinista, concertista


“Con piacere ho ascoltato l’esecuzione del Nuovo Trio Parsifal. Giovani interpreti di sicuro valore, capaci di cogliere in modo maturo le esigenze formali e stilistiche dei brani eseguiti, raggiungendo una fusione timbrica – strumentale di notevole valore”.

Sonja Pahor
pianista, concertista